Comunità Montana Alto Tanaro Cebano Monregalese

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Comune di Castellino Tanaro

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Indice
Comune di Castellino Tanaro
Festa della lela
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Indirizzo: Via Roma, 28
Telefono: 0174/785213
Fax: 0174/710914
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Sito internet: www.comune.castellinotanaro.cn.it
Popolazione: 343
Altitudine minima: 329
Altitudine massima: 696

Le testimonianze storiche indicano la presenza di insediamenti a carattere di colonia rurale almeno fin dall'epoca romana. Si tratta di reperti (epigrafi funerarie in arenaria, conservate nella Cappella di San Pietro della località Francolini e nella sacrestia della Chiesa della Madonna della Neve), con datazione non posteriore alla prima metà del I secolo d. C., attestanti l'ascrizione dei cittadini alla famiglia Publilia.

In seguito alla separazione da Albingaunum (Albenga), alla quale era stata legata da una lunga sudditanza amministrativa, pare, infatti, che parte della Val Tanaro abbia in ogni caso mantenuto con la predetta il rapporto d’appartenza alla medesima tribù Publilia.

Un interessante, seppur non approfondito, cenno al ritrovamento di varie urne cinerarie, durante gli scavi eseguiti per la costruzione della stazione ferroviaria nella località Piantorre, è, inoltre, contenuto nel volumetto La torre di Castellino Tanaro (Ceva, 1916) di Don Odasso Secondo.

Altre opere di storia locale dello scorso secolo, trattano brevemente della permanenza di tracce – all'epoca – di vie lastricate, risalenti al periodo romano, presso il rio Cusina (via vecchia di Marsaglia) e nella borgata Maccaferro.

In effetti, dato che il territorio degli Epanteri (appartenenti al gruppo dei Liguri Montani) non fu attraversato da vie consolari, o in ogni caso da percorsi di primaria importanza, ma da strade regionali che collegavano la zona con la costa, è ritenuta abbastanza plausibile l'esistenza d'una via di comunicazione, probabilmente sulla dorsale Monesiglio-Igliano-Castellino Tanaro, che si congiungeva ad una di quelle che univano Augusta Bagennorum-Pollentia (Bene Vagienna-Pollenzo) a Vada Sabatia-Albingaunum (Vado Ligure-Albenga).

E' tuttora possibile percorrere un tratto, nella vicina Liguria, dell’antica Via Iulia Augusta, presso la località Verzi di Finale Ligure (Savona) ed ammirare resti d'opere stradali, ponti in discreto stato di conservazione e antiche cave di materiale estrattivo.

In epoca successiva, Castellino ebbe Signori i Valpenza di Masino, nel ramo degli Aleramici; già del Contado del Bredulo, farà parte, in seguito, del Marchesato di Ceva e quindi infeudato alla famiglia Germonio di Priero e Sale; dal 27 maggio 1665, sarà nuovamente compreso nella giurisdizione dei marchesi Paolo Antonio e Gerolamo Pallavicino-Ceva. Ultima famiglia, in ordine di tempo, ad avere giurisdizione sul paese, fu quella dei Vivalda di Mondovì, consignori di Igliano, dei quali il barone Giovanni assunse per primo il titolo di marchese di Castellino.

Nel 1799 il paese subì, non senza opporre una dura resistenza, il saccheggio ad opera delle truppe napoleoniche.

Audace, in proposito, la vicenda della resa, il 14 maggio 1799, del Comandante della fortezza di Ceva, Maris, ottenuta da un gruppo d’uomini capitanati dai Comandanti capitano Francolino di Castellino e chirurgo Cerrina di Murazzano e, addirittura leggendaria, stando alla tradizione, la sortita di otto componenti la compagnia di Castellino che, alle ore 4 del giorno 10 maggio 1799, con un ardito colpo di mano, penetrati nel recinto del forte stesso, ne scalarono i bastioni, riuscendo ad issarvi il proprio stendardo (dal Proclama dall’accampamento del Comandante Francolino).
Il coraggio e la tenacia di questa gente di Langa, hanno segnato drammatiche ed eroiche pagine di storia, anche in epoca a noi assai più vicina. Il paese, durante l'ultimo conflitto bellico, fu infatti teatro di duri scontri e di efferate violenze ad opera della barbarie nazista.

In memoria del sacrificio delle numerose persone trucidate in tali tragiche circostanze, è stata concessa, da parte del Presidente della Repubblica al Comune di Castellino Tanaro, la Medaglia di Bronzo al Valor Militare, con la seguente motivazione:

“Castellino Tanaro, nel corso della guerra di liberazione reagì per lunghi mesi alla spietata aggressione nazifascista, tanto da meritare l’appellativo di “Comune e popolo ribelle”.

Soggetto a ripetuti rastrellamenti, continuamente depredato dei suoi beni e dei prodotti essenziali alla sua sopravvivenza, privato delle sue case date alle fiamme, il popolo di Castellino non cessò mai di opporre una strenua resistenza al nemico che voleva fiaccare, con ogni mezzo, l’indomito spirito dei suoi partigiani. Fulgido esempio di attaccamento alla libertà e di fede nella resurrezione della Patria.

Castellino Tanaro, marzo 1944 – aprile 1945

Turismo

La torre medievale

“Sentinella nei secoli … sfidando vibra … l’esile torre …”

Cantata da Giosuè Carducci nella poesia "La bicocca di San Giacomo", la torre di Castellino rappresenta un imponente e maestoso esempio di fortificazione nelle Langhe.

Costruita in stile gotico, con massicci blocchi di pietra di Langa (arenaria) disposti con tecnica costruttiva d'elevato livello, alta circa 32 metri, con una circonferenza di quasi 30, domina un vastissimo territorio.

Da sempre punto di riferimento, non solo geografico, per i Castellinesi, la sua mole permette di individuarla senza incertezze anche da notevole distanza. Dalla sommità si gode un panorama senza eguali, con la veduta di tutta la catena delle Alpi, dal Colle di Cadibona al Monviso ed oltre; non è difficile, inoltre, scorgere, il Monte Rosa e, in talune serate, le luci di Torino.

Degno di particolare attenzione il doppio giro d'archetti ciechi a coronamento del manufatto, in parte deteriorato dalle intemperie e dal tempo.

Il manufatto costituisce la parte rimanente di una struttura fortificata che svolgeva, all'interno del sistema difensivo del Marchesato di Ceva, una funzione essenziale come elemento ripetitore di segnali per il controllo della zona, con Ceva, appunto, quale “quartier generale” nell’ambito locale.

Del castello, cui la torre era unita, non restano che poche tracce. La tradizione locale vuole che, come altre analoghe strutture della zona, sia sorto a difesa dalle invasioni saracene, ma, in realtà, fu edificato per ragioni di controllo feudale del territorio. Fu proprietà dei Marchesi di Ceva, della famiglia Cattanei, dei Vivalda ed infine dei Pallavicino di Ceva, sino a quando, già in parte diroccato, a fine '700, si dice sia stato definitivamente smantellato dal passaggio delle truppe napoleoniche.
Sono tuttora visibili resti d'opere murarie ed un locale ad uso di cisterna, interrato, sul lato posto a nord.

Gli edifici di culto

Ampia e caratterizzata da una pronunciata eleganza architettonica, è la Chiesa parrocchiale, intitolata a Maria Vergine Assunta. A tre navate, contiene pregevoli affreschi del XV secolo raffiguranti i Santi Apostoli e un prezioso ciborio (del battistero), in marmo con dorature, risalente al XVI secolo.Vari i dipinti, ad olio su pannelli di tela a trama fitta, ivi conservati, databili al 1600 circa.

Entrando, oltre alle pareti parzialmente affrescate con belle raffigurazioni degli apostoli, sono visibili un'opera raffigurante il soggetto in punto di morte, assistito da Santi protettori, con l'arcangelo Michele che ne riceve l'anima e la difende dai diavoli (misura cm. 102 x 173) e, quindi, la "Beata Margherita di Savoia" (cm. 100 x 85) nell'atto di fare la carità ai poveri.

Nella navata sinistra, si trovano "La Madonna con Bambino e Santi con i Misteri del Rosario" (datato 1646 - misura cm. 141 x 215 - cornice dorata) e la "Madonna con Bambino e il Beato Amedeo di Savoia" (cm. 110 x 170 – si nota un taglio centrale). Infine, dietro l'altare maggiore, il grandioso quadro dell'icona, la cui cornice, finemente lavorata, fu donata dai Padri Filippini di Savigliano nel 1844.

Interessanti la decorazione con stucchi che, abbondantemente, adornano l'edificio.

Stando alla tradizione, sembra che, in epoca remota, abbia svolto la funzione di chiesa parrocchiale, non solo per il paese di Castellino ma anche per quello confinante di Igliano, il Santuario della Madonna della Neve, posto nell'omonima località, in posizione assai panoramica e quieta. Contribuisce a sostenere quest'ipotesi la vicina chiesa della Confraternita di S. Martino (oggi scomparsa) ed il rinvenimento, nel passato, di ruderi di vetusti fabbricati che avrebbero costituito l'antichissima e, a dire il vero non ben identificata, Roata di San Martino.

Nella predetta chiesa della Madonna della Neve è conservata una stele romana, rinvenuta nella zona e destinata a segnalare il sepolcro di due Valerii, appartenenti alla famiglia Publilia.

Tornando all'attuale chiesa parrocchiale, innalzata a questo grado solo nel 1735, appare evidente, osservando le trasformazioni strutturali subite, come si trattasse in origine di una piccola cappella, ampliata a grandi intervalli in periodi successivi. La parte dalla balaustra all'icona fu costruita solo nel 1844, periodo in cui fu trasferita la facciata da ponente a levante. Dato poi il notevole dislivello (8 metri circa) esistente dalla pavimentazione alla strada sottostante, fu costruita l'alta scalinata che, iniziata nel 1852, ebbe termine solamente nel 1881 a causa di dissidi insorti tra la popolazione.
Numerose le cappelle presenti sul territorio e la descrizione che segue, illustrerà le principali e, in ogni caso, quelle che presentano caratteri artistici spiccati.

Ad iniziare dalla chiesa di San Carlo, già Oratorio dei Disciplinanti, a ponente della chiesa parrocchiale e unita alla stessa dalla nuova sacrestia del 1884, che presenta decorazioni in stucco della scuola ticinese, con lesene e nicchie; l'edificio, in cattive condizioni per lungo tempo a causa dell'umidità che ne aveva intaccato in modo devastante le ricche decorazioni a foggia di tendaggio ed i pregevoli trompe l'oeil, è stato oggetto di una recente opera di ristrutturazione da parte del Comune, che ne ha acquisito l'uso per adibirla a biblioteca e sala polivalente.

La cappella di San Cristoforo, cappella delle Humilitate sotto il titolo della Presentazione in via G.B. Romano, nel 1728 già interdetta al culto; conserva un affresco interno, di particolare pregio poiché attribuibile al maestro detto "di Cigliè", eseguito nel sec. XVI (cm 391 x 391), raffigurante la Madonna in trono con il Bambin Gesù ed i Santi Pietro e Sebastiano, un Santo Vescovo e San Rocco; nella parte alta la raffigurazione di Dio Padre. La rappresentazione presenta caratteri stilistici abbastanza simili a quella che si trovava nella cennata Confraternita di San Martino.

Anche le pareti esterne, secondo precisi riscontri documentali, presentavano affrescature, ormai del tutto illeggibili.

La chiesetta di San Rocco, in via Roma (Capoluogo), merita una descrizione ancor più approfondita per la qualità e la ricchezza delle opere che contiene.

Certamente antichissima, considerata monumento d’arte già fin dagli inizi del ‘900, reca sulla facciata la rappresentazione del santo omonimo (1700 circa – cm. 120 x 186) che mostra la piaga causata dalla peste.

L’affresco sulla parete di fondo (sec. XVI – cm 375 x 270), contiene alcuni riquadri incorniciati da motivi floreali; in alto, la scena dell’Annunciazione (con l’immagine, forse, del castello di Castellino), in basso, centralmente, la Vergine in trono e incoronata. Sui due lati i Santi Sebastiano e Rocco.

Sulla parete destra, in alto, San Sebastiano, San Rocco, Sant'Antonio Abate, la Maddalena; in basso, la Madonna in trono con Bambino ed i santi Rocco e Antonio abate, mentre, nel riquadro adiacente, San Martino a cavallo divide il mantello col povero (cm 345 x 660).

Sul lunettone della parete sinistra, ancora la Vergine in trono con il Bambino, coi Santi Rocco e Antonio abate; a sinistra nuovamente San Sebastiano e San Rocco (cm 375 x 160).

Talvolta tralasciata nelle descrizioni, anche per via della sua solitaria e decentrata posizione (si trova, infatti, su di un colle che domina la vallata, nel punto più elevato del paese), è la cappella di Sant'Onorato. Edificata nel lontano 1582 (secondo i resoconti settecenteschi dell'allora parroco Giò Bartolomeo Sismondo) è ormai in precarie condizioni statiche. Vi si trovano i dipinti di Sant'Onorato, di San Giovanni Battista e di altri Santi.

 

Il territorio e l’ambiente

Il territorio di Castellino Tanaro è caratterizzato dalla presenza dei tipici rilievi collinari delle Langhe. Posto alla destra orografica del fiume Tanaro, rientra, amministrativamente, nella Comunità Montana Alto Tanaro Cebano Monregalese. Ha un'estensione di 11,62 kmq, una popolazione di circa 340 abitanti e comprende varie località rurali, sparse sul territorio, oltre ai due principali nuclei del Castello (Capoluogo) e Piantorre; confina con ben sette Comuni: a nord con Marsaglia, ad est con Igliano e Roascio, a sud con Ceva e Lesegno e ad ovest con Niella Tanaro e Rocca Cigliè.

Il punto più elevato è situato nella località Sant'Onorato (dall'omonima chiesetta, ivi presente), ad una quota di 696 metri  sul livello del mare, mentre il più basso si trova a 329 metri, in Piantorre, lungo il corso del fiume Tanaro. Il capoluogo, denominato Castello (il toponimo deriva dalla fortificazione esistente sino al 1700 circa, della quale restano alcuni ruderi e la possente torre) è posto alla quota di 610 metri, lungo un crinale ad andamento est-ovest.

Il clima della zona è caratterizzato da escursioni termiche abbastanza pronunciate, con estati con piovosità minima ed inverni anche rigorosi e con precipitazioni che si concentrano nei mesi di novembre per le piogge e di gennaio per la neve. Le temperature scendono talvolta sotto i -10° in gennaio, mentre quelle massime possono raggiungere 30-35°, per brevi periodi, in luglio e agosto. Le precipitazioni autunnali, possono dar luogo, in condizioni particolarmente critiche, a localizzati fenomeni franosi, come verificatosi nel 1994.

Il terreno è coperto da colture a prati e seminativi sul fondovalle, sempre più rari vigneti nella zona collinare e boschi (castagni, querce, ontani), con brughiere. I boschi di castagno, sui pendii a nord ovest, hanno fornito sostentamento agli abitanti e legname per gli usi più svariati, fin dai periodi più remoti.

Il patrimonio floristico è ben rappresentato da numerose varietà e specie, anche di numerose orchidee spontanee, per citare gli esempi certamente più appariscenti.

Discreta anche la presenza di funghi della varietà boleti, particolarmente apprezzati dai buongustai, e tuttora praticata la raccolta del pregiato e profumatissimo tartufo bianco.

Una nota che non mancherà d'incuriosire gli appassionati di botanica, è che il "bosco del ginepraio" di Castellino fu luogo di rinvenimento e catalogazione, primo in Italia, d'una minuscola piantina, la Polygala exilis DC., da parte del Prof. G.B. Romano (1810-1877), castellinese di nascita, insigne studioso di scienze naturali, nel lontano 1835-1837, della quale, però, lo stesso botanico non diffuse notizia, se non con le annotazioni scientifiche del suo erbario.

E’ bene ricordare che tale raccolta, ritenuta pregevolissima dal Prof. F.V. Lutati (ved. Le Langhe e la loro vegetazione – Torino, 1929) , annoverava ben 1300 specie circa, di cui 33 pacchi di crittogame e 120 di fanerogame. Il Prof. Romano iniziò l’attività di studio e di ricerca sul territorio, a Castellino e nella zona del cebano, nel 1835 per terminarla nel 1875 circa.

 

Il ponte sul Tanaro

Transitando sulla strada provinciale che da Lesegno giunge a Castellino, si percorre il ponte che, nella località Piantorre, scavalca il fiume Tanaro. Vale la pena di soffermarsi ad osservare quest'interessante struttura – una delle prime in calcestruzzo armato – caratterizzata anche da una certa eleganza costruttiva.

Il ponte, progettato nel lontano 1909 e costruito dall'impresa Porcheddu tra il 1912 ed il 1913, è costituito da tre campate uguali di circa 20 metri ciascuna. E' formato da tre archi, uniti tra loro da elementi trasversali, sui quali poggiano dei pilastrini di sostegno e collegamento alla soletta superiore, nervata, del piano stradale.

Tale struttura, oltre a due guerre mondiali, ha superato, pressoché indenne, il tragico fenomeno alluvionale del 1994.

 

Feste e manifestazioni

Sagra della lela – Giugno

La manifestazione trae origine dall'antica usanza locale di cuocere la lela - una sorta di pane informe e goffo d'aspetto, preparato con pasta non lievitata - sulla piastra e, quindi, nel forno della stufa a legna. La lela, accompagnata dal vinot fresco del pozzo, si consumava perlopiù da sola, quale frugale pasto nei lavori di campagna o accompagnata dalla tuma o dal bruss, formaggi caratteristici della zona. Nel passato tale usanza era diffusa al tal punto che Castellino era detto il "paese delle lele". La sagra, che si tiene nel mese di giugno, si sviluppa nel nucleo storico del Capoluogo (via Roma - via G.B. Romano) ed affianca alla promozione ed alla degustazione dei sapori e prodotti rustici e semplici della tradizione di Langa, una variegata ed eterogenea rassegna d'esperienze artistiche ed artigianali, principalmente locali.

Nella giornata del sabato, di norma, si tiene un convegno che propone argomenti diversi ma pur sempre improntati alla valorizzazione delle tradizioni e della storia castellinesi.

 

Festa patronale della Madonna della Neve – inizio agosto

Appuntamento d'antica data, con giochi e intrattenimenti paesani, particolarmente sentito dai Castellinesi vicini e lontani che difficilmente mancano a tale incontro annuale. Si tratta di una ghiotta occasione per gustare i prodotti della Langa; da non perdere il "minestrone di ceci" alla moda veija.

Escursionismo:

1.Percorso panoramico di trekking o mountain bike, ad anello, che giunge sino ad Igliano, della lunghezza di circa 12 km.

2.Possibilità di passeggiate a cavallo, con istruttore (Circolo Ippico La Muntà – tel. 0174 785116 / 347 4119788), nella frescura dei boschi, alla ricerca di angoli silenziosi, con eventuale servizio di ristorazione.

 


 

Titolo: Festa della lela

Periodo: giugno

Descrizione: la tradizionale festa affianca la promozione e la degustazione dei prodotti tipici di Langa. Particolare attenzione a la "lela" che è un pane informe, non lievitato, molto semplice nella preparazione. Non occorrono particolari ingredienti, ma solo acqua, farina di grano e un pizzico di sale. Si prepara un impasto morbido, si lascia riposare per un certo periodo (questo è il segreto) poi si cuoce sulla piastra della stufa a legna. Bisogna considerare che in tempo di guerra era difficile reperire altri ingredienti come: sale, lievito ed olio, e quindi la scelta era obbligata. La lela è buona da gustare calda con il "Brus", con la "Tuma" o il "salame nostrano", il tutto accompagnato da un buon bicchiere di dolcetto, prodotti che ancora oggi si trovano genuini nelle nostre cascine.

Info: Comune di Castellino Tanaro tel. 0174.785213

Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Ottobre 2013 10:40